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Passato, fantasmi & affari
C'è un passato che non passa nel mondo degli affari, della politica e dei segreti d'Italia. Prendiamo ad esempio Flavio Carboni, il brasseur d'affaires assurto alle cronache con il crack dell'Ambrosiano, che finì accusato dell'omicidio di Roberto Calvi per averlo accompagnato nel suo ultimo viaggio a Londra.

La prima corte d'assise d'appello del tribunale di Roma lo ha di nuovo assolto e questo non può che giovare alle sue attuali, frenetiche attività. Perché Carboni non è un fantasma del passato anzi, ad onta dei suoi 73 anni, appare un personaggio ancora sulla cresta dell'onda, iperattivo in ambienti che ieri come oggi presentano numerose impurità.

Il nuovo business che lo vede interessato è l'energia pulita, quegli impianti per installare l'eolico in Sardegna di cui ancora si discute e già sono spuntati affaristi e tangenti. Della nuova inchiesta della direzione antimafia della procura di Roma si sa poco, ma gli inquirenti sembrano molto interessati a una serie di incontri svoltisi di recente a Roma, tra il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci e lo stesso Carboni. Tanto che tutti e tre sono ora indagati per corruzione. A quanto emerge dalle intercettazioni, il faccendiere sardo si sarebbe proposto come capofila di un gruppo di imprenditori interessati alle energie rinnovabili in Sardegna, dove le coste e i crinali battuti dal maestrale, da Cagliari e Sassari, rendono particolarmente appetibile il progetto.

L'obiettivo di Carboni era ottenere la firma di un accordo di programma con gli imprenditori da lui rappresentati, in particolare il suo amico Ignazio Farris (anche lui indagato) solo di recente nominato direttore generale dell’Arpas, l’Azienda regionale per la protezione dell’ambiente in Sardegna, di competenza della Giunta regionale. Un incarico ottenuto più o meno in questo modo. <Se Farris non sarà nominato, non se ne fa nulla>, sarebbe stata la poco velata minaccia di Carboni a Verdini e ad altri interlocutori. Fatto è che, dopo un incontro con Cappellacci a casa di Verdini, la nomina di Farris al vertice dell’Arpas si è sbloccata. E subito dopo sarebbe partita una raccolta di fondi per alcuni milioni di euro, cui ha partecipato la cordata di imprese interessate all'eolico. Fondi non a caso transitati all'interno del Credito cooperativo fiorentino, la banca di cui è presidente il coordinatore del Pdl, già nel mirino dell'inchiesta Grandi eventi di cui si occupa la procura di Perugia, che lo vede indagato per lo stesso reato di corruzione.

Il nome di Cappellacci è stato iscritto per ultimo sul registro degli indagati, ma prima ancora di averne conferma il presidente della Regione Sarda si era difeso con foga: <Credevo di ricevere un premio per la posizione assunta sull'eolico, la nostra linea è stata chiarissima, no alle pale off shore, gestione diretta della Regione per gli impianti a terra. Ci hanno persino accusato di essere talebani>. Eppure, al centro degli accertamenti, oltre a Ignazio Farris- nominato proprio da lui- c'è anche l'ex assessore ai Servizi sociali della provincia di Cagliari, Pinello Cossu (Udc). L'indagine porta al progetto per un parco eolico nella zona industriale di Cagliari e coinvolge l'ex assessore socialista Arcangelo Martino. Uno strano personaggio politico che vanta decine di conoscenze sia nella magistratura che in ambienti imprenditoriali. Fu lui -almeno disse- a presentare Silvio Berlusconi a Benedetto Letizia, il papà di Noemi all'epoca minorenne.

In attesa di essere interrogato dal pm Capaldo Verdini si difende attaccando. Dietro il suo coinvolgimento nell’inchiesta- arrivato in contemporanea con l’uscita di scena di Scajola- l'alto esponente del Pdl intravede un disegno teso a mettere in difficoltà il governo. <Io sono fiorentino e mi piace citare Galileo. Se un fatto si ripete vuol dire che è scientifico>. L'accusa lo considera socio in affari del costruttore fiorentino Riccardo Fusi da almeno 15 anni, nell'ambito della grande impresa di costruzioni Fusi-Bartolomei, nota come Btp egemone in Toscana. E la Procura di Firenze sospetta che Verdini abbia manovrato uomini e poltrone per favorire proprio l'amico Fusi, oggi accusato di corruzione e associazione per delinquere aggravata dalla finalità mafiosa.
Il 14 ottobre 2008 mentre le Borse crollavano, il Credito cooperativo erogava 10 milioni di euro, alle finanziarie della Btp che, pochi mesi dopo, fu costretto a negoziare una moratoria sui debiti. Un'operazione ora sotto la lente di Bankitalia. Anche la DDA di Roma insegue un giro di assegni e conti correnti bancari destinati a pilotare il business dell'eolico e altri affari dove potrebbero operare soci occulti. Secondo gli inquirenti il transito sui conti della banca di Verdini doveva servire a mescolare le tracce del denaro e distribuire i soldi per «oliare» i meccanismi dei successivi. Gli accertamenti proseguono con l’analisi dei documenti acquisiti nella banca fiorentina e negli uffici della Regione Sardegna.

Ma gli appalti per l’energia eolica sono soltanto uno dei capitoli dell’indagine, che riguarda anche altre attività di un presunto «gruppo di intervento» che mirava a condizionare varie vicende, attraverso contatti ad alto livello nel mondo politico, giudiziario ed imprenditoriale. Non escluse alcune nomine di magistrati. Insomma una strana lobby politico affaristica- su cui grava il sospetto di far parte di un circuito massonico coperto- di cui Verdini sarebbe il promotore e i cui terminali finiscono all'interno della sua piccola, dinamica banca. Il Credito Cooperativo fiorentino. Tra gli intercettati durante le conversazioni con Flavio Carboni c’è anche un altro importante esponente del Pdl, il senatore Marcello Dell’Utri, già condannato a nove anni di carcere per concorso in associazione mafiosa ed in attesa del giudizio d’appello.

Le ombre del passato sembrano inseguire il faccendiere sardo (che preferisce essere definito imprenditore). A partire dal gran chiasso attorno a Villa Certosa, che proprio lui vendette a Berlusconi. Non gli piace neppure che si sia tornato a scavare attorno agli appalti che a cavallo degli anni Ottanta portarono a costruire ville e residence sulla Costa Smeralda. Un altro gradino del futuro impero economico del premier. Dietro cui si nasconde quella rete di società fantasma che Carboni aveva creato e che consentivano a mafiosi e boss della banda della Magliana di riciclare denaro sporco.
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