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\\ Home Page : Storico : Parole senza deferenza (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di M. Cazora  14/04/2011, in parole senza deferenza (681 letture)
Ma ci rendiamo conto, che in ogni trasmissione di programmi d'approfondimento, non si fa altro, che ripetere da mesi le stesse cose? Vogliamo fermarci per un attimo e riflettere? Si parla di teatro dell'assurdo, di fatti talmente gravi, che non vedo come ci si possa accapigliare sempre con le stesse argomentazioni. Dovremmo sentirci talmente sconvolti, da quanto accade, al punto da non avere più parole da usare, storielle da raccontare, ironia per colpire. Come ci si può abituare a tutto? Siamo privati della libertà, della nostra vita e non facciamo altro che questo? Che gente siamo diventati? Tutti a posto con la propria coscienza?
 
Di M. Cazora  06/04/2011, in parole senza deferenza (618 letture)
Se voi pensate che Napolitano ci rappresenti, io no! Garante di cosa? Un Presidente della Repubblica che non prende posizioni nette e perentorie, nei confronti di chi diffama quotidianamente la Magistratura e di chi non rispetta il proprio Paese ed è intollerante verso gli immigrati, non è degno della posizione che ricopre. Pretendo un Presidente che convochi immediatamente le due parti in causa e li intimi in modo categorico ad avere rispetto verso la Costituzione, qualora non obbedissero a certi dettami, lo invito a rilasciare ogni giorno dichiarazioni durissime, affinchè gli italiani sappiano che costoro sono contro i principi fondamentali da rispettare. Sono schifato da figure che non sanno assumersi responsabilità dovute nell'interesse della nazione!
 
I vescovi: «La Carta non è intoccabile Ineleggibilità per chi ha pendenze» Io non so più quale limite si siano dati i Vescovi! Il Vaticano è uno Stato indipendente e tale è l'Italia. Con quale diritto possono dire ad un altro Paese se la Carta Costituzionale sia toccabile o meno, come possono ergersi a consigliori della classe politica e partitica di uno Stato diverso dal loro? Quale tipo di democrazia deve vigere all'interno di un Partito?perchè il numero delle legislature pare spetti al loro dettame? L'Italia malgrado il mal di pancia di qualcuno è e deve rimanere uno stato laico, così come dettato dalla nostra Costituzione, non dalla loro. Inoltre e molto più importante la Chiesa, questa sì, ha l'obbligo morale, etico, religioso di far valere i valori cristiani, quelli dettati dal Vangelo, non troppo ortodossamente rappresentati da chi indossa una tonaca. La Chiesa troppo spesso disattende gli insegnamenti di Gesù ed anzi li tradisce nel modo più laido. Un cristiano come me non può essere cattolico poichè questa non è certo la Chiesa che Gesù ha lasciato a Pietro l'eredità di costruire. In Italia è ormai di uso comune, per alcuni partiti, affermare di voler rappresentare attraverso l'impegno politico i valori cristiani. Chi ne sono i leader? Molto spesso divorziati ed immagino ciò corrisponda esattamente a quei valori cui si ispirano. Molto spesso sono proprio i partiti cosiddetti laici a mostrare un atteggiamento cristiano e non per questo sbandierato ai quattro venti, per ottenerne un ritorno sul piano elettorale. Io da cittadino italiano pretendo che la Chiesa non si intrometta mai più nei nostri affari interni, e come cristiano non transigo su nessun atto malvagio compiuto dai rappresentanti di Cristo. La Chiesa è tenuta a dare il buon esempio in tutto e per tutto, senza transigere su nulla, e che Dio perdoni chi ha giurato amore eterno verso il Signore ed anche chi afferma di essere il movimento politico che rappresenta e difende valori molti più alti delle loro meschine figure.
 
Di M. Cazora  05/03/2011, in Parole senza deferenza (757 letture)
Una intervista rilasciata ad Alessandro Forlani per GR-Parlamento in occasione del 30° anniversario dell'uccisione di Aldo Moro.
 
Oggi il Giudice Imposimato ha rilasciato la seguente intervista a tiscali.it: L'appello di Imposimato: "La stessa mano dietro la morte di Moro e Borsellino: i giudici dicano la verità sulle stragi" di Antonella Loi Oggi come ieri, i magistrati di trincea non hanno vita facile. Nell'Italia berlusconiana come in quella democristiana è un tornare di vezzi vecchi ma sempre attuali. "I magistrati titolari di inchieste scomode patiscono quello che patirono Falcone e Borsellino". Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione e giudice istruttore in alcuni dei casi più eclatanti e misteriosi dell'Italia repubblicana - dal caso Moro alle stragi di terrorismo e mafia, fino al tentato omicidio di Giovanni Paolo II - non ha dubbi: oggi i giudici devono lottare contro l'isolamento, "soprattutto in relazione alle terribili verità che stanno emergendo dalle inchieste in corso". Palermo e Caltanissetta, in primis, sono le due procure su cui sono puntati i riflettori. La verità processuale di fatti già ritenuti assodati e che mostrano la collusione tra pezzi di Stato e Cosa Nostra, la cosiddetta "trattativa" fra Stato e mafia, potrebbe emergere presto. “Gli strumenti ci sono”, dice Imposimato mentre a Sestu (Cagliari) partecipa alla seconda "Giornata della legalità e moralità" dedicata all'unica donna della scorta di Borsellino, Emanuela Loi. Quali sono questi strumenti? “Innanzitutto rendere note le informazioni che già si hanno. Mi riferisco in particolare ai giudici di Palermo e Caltanissetta. Da una parte per difendersi, dall’altra perché noi cittadini non possiamo aspettare altri vent’anni per avere una verità su quanto accaduto a Falcone e Borsellino o quanto accaduto ad Aldo Moro”. Non lo fecero nemmeno i due giudici palermitani. “Sbagliando secondo me. Se avessero detto quanto sapevano, forse le cose sarebbero andate diversamente. Poco tempo dopo il fallito attentato dell’Addaura, incontrai Falcone e gli chiesi se secondo lui dietro quel fatto ci potessero essere esponenti dei servizi segreti. Forse perché io all’epoca ero parlamentare, anche se indipendente di sinistra, o forse perché Falcone era uno notoriamente prudente, non mi rispose. Sono convinto che abbia sbagliato”. Falcone però andò diverse volte in tv per raccontare i fatti dei quali si stava occupando. “Sì ma certi elementi non emersero mai. E’ inaccettabile che delle persone che nulla c’entrano con la strage di via D’Amelio nella quale morì Borsellino siano finite in carcere e i veri responsabili invece siano ancora liberi. Se questi avesse detto cose che certamente sapeva, chi ha indagato dopo sulla sua morte non sarebbe incappato in simili errori. Anche se, chiaramente, c’era un’attività di depistaggio, sostenuta da una stampa collusa, che ha prodotto risultati concreti per vent’anni: siamo ancora qui senza avere giustizia”. Emblematico dei tempi è l’iter che seguì la legge sul carcere duro e sui collaboratori di giustizia. “Ho collaborato con i due magistrati dall’80 all’86 e insieme lavorammo molto per la norma sul 41 bis, il carcere duro per i mafiosi che, anche da dietro le sbarre, continuavano a ordinare stragi e omicidi. La legge incontrò sempre molte resistenze e fu approvata solo dopo la morte di Borsellino. Lo stesso dicasi per quella sui collaboratori di giustizia per la quale lavorai anch'io. Una legge necessaria dopo che i primi esponenti di Cosa Nostra cominciarono a parlare. E questo fatto creò grandi allarmi negli uomini politici che sapevano che se le collaborazioni fossero diventate un fenomeno diffuso sarebbero emersi rapporti terribili tra mafia, imprenditoria e uomini politici. Ma convegni e colloqui con i vari ministri degli Interni non servirono a nulla: questa legge non la voleva nessuno. Erano i tempi della Dc”. I due magistrati vennero chiamati “professionisti dell’antimafia” da Sciascia. “Sì a tratti il loro lavoro non veniva capito. Borsellino soffrì molto per queste parole e più volte nei due fu ricorrente il senso di solitudine. Ho letto proprio in questi giorni i verbali dell’interrogatorio a Falcone davanti al Csm, quando fu costretto a difendersi perché accusato di colludere con Cosa Nostra insieme a Borsellino. Vennero interrogati come se fossero due criminali. Ho i verbali perché il regista Rosi me li chiese per farne un film: una pellicola sulla persecuzione che i magistrati palermitani subirono prima della loro morte”. Oggi sembra siamo vicini alla verità sulla morte dei due giudici palermitani. Ma anche la terribile verità sulla morte di Aldo Moro sta emergendo. Lei ha scritto un libro, “Moro doveva morire”, nel quale scrive nomi e cognomi dice chi mosse la mano contro lo statista democristiano. “Esatto. A distanza di trent’anni ho potuto scoprire che Moro era stato vittima di un complotto politico in cui entravano due uomini di governo, dei servizi segreti, uomini della loggia massonica P2, la stessa di cui fa parte il presidente del Consiglio. Tutti dentro un comitato di crisi istituito al ministero dell’Interno per deviare le indagini e per impedire che Moro venisse salvato. Però per venti anni io non l’avevo capito”. Depistaggi e omissioni: Moro come Falcone e Borsellino insomma? “Esatto le vicende sono collegate perché sono gli stessi uomini dei servizi segreti e della P2 che poi troveremo nel ‘92 a fare le stragi di Capaci e di via D’Amelio. Queste cose le ho scritte nel mio libro, facendo nomi e congnomi e non ho ricevuto nessuna richiesta di rettifica né dagli uomini della P2 che da uomini politici. Io faccio mea culpa: nel caso Moro per anni ho creduto alla linea della fermezza seguita dallo Stato, ma poi grazie a documenti dati da un senatore alla commissione stragi, è emerso che non solo c’era chi sapeva del rapimento di Moro e della strage degli uomini della scorta, ma anche chi conosceva il covo e lo statista non fu mai salvato”. Stessa mano, stesso burattinaio? “Sì, lo dico anche perché l’epurazione nei servizi segreti, dopo la scoperta della P2 non venne fatta come si deve: i servizi rimasero deviati. Nel caso della morte di Moro i documenti dimostrano che presso il ministero dell’Interno c’era un comitato di crisi di cui facevano parte solo uomini della P2, dei servizi, un agente della Cia e un agente del Kgb, individuati con nome e cognome. Però guai a generalizzare e mettere tutti nella stessa barca: non tutti erano coinvolti in questa congiura, molti non sapevano. E queste cose le scrivo e le documento io che per anni mi sono rifiutato di credere alle tesi dei cosiddetti 'dietrologi'”. 15 febbraio 2011 Con una bella faccia tosta oggi a distanza di quasi 33 anni, Imposimato ci confessa che a causa della sua incapacità, non siamo giunti alla verità sul caso Moro. Qual'è lo scopo, farsi un po' di ulteriore pubblicità, raccontare storie per depistarci ulteriormente? Io ritengo che abbia guadagnato abbastanza in termini economici, professionali e notorietà, tali da meritarsi un giusto riposo, volto a meditare con se stesso e la propria coscienza. Egli è sempre stato organico allo Stato, lo stesso Stato che da 60 anni ci nega la verità su ogni atto oscuro che le vittime di questo Paese rivivono ahimè ogni giorno. Intendo porre un quesito concreto al Giudice Imposimato, nella speranza trovi il coraggio di rispondere. Nel 1978 mio padre Benito Cazora relazionò tutti riguardo i suoi tentativi di salvare la vita di Aldo Moro come le carte dimostrano. Sulla base di quelle carte e sui racconti di mio padre, che dimostrò di essere stato il primo ad individuare il covo di Via Gradoli e come ultimo aver notiziato Cossiga della prevista morte di Moro 2 giorni dopo, come tristemente avvenne fu ascoltato allora dallo stesso Imposimato. Ciò detto chiedo come mai ascoltate tali verità non lo inserì nell'elenco dei testimoni? Fu un atto di malafede o sempre di totale incapacità? Grazie a lui e tanti altri il Paese attende invano. In Italia si è tra le tante cose perso il senso della vergogna, sentimento che ognuno di noi dovrebbe provare quando compie un gesto ingiusto, cerchiamo di ripristinarlo, altrimenti saremo un popolo privo di ogni speranza.
 
Di M. Cazora  16/02/2011, in parole senza deferenza (1939 letture)
Trovo ahimè spregevole una donna che da anni siede in Parlamento; anche questo è un segno del cambiamento dei nostri tempi, a prescindere da Berlusconi; si tratta di Alessandra Mussolini. La ritengo volgare, arrogante, maleducata, incolta, presuntuosa, ignobile, saccente, cafona, prepotente, irrispettosa, impresentabile, cortigiana, sguaiata, se non è abbastanza per me è davvero una brutta persona. In Paesi diversi dal nostro, come al solito, solo dal nostro, una donna come lei dovrebbe vergognarsi del cognome che porta, mentre lei orgogliosamente e ripetutamente compie il reato di apologia del fascismo! Ce ne siamo certamente dimenticati, ma in Italia è ancora un reato da perseguire penalmente. Abbiamo impiegato 50 anni per far rientrare i discendenti del re, esiliati a mio parere ingiustamente, anche se possiamo dire che non c'eravamo persi nulla. Il re fu giustamente crocifisso per aver firmato le leggi razziali, ma dimentichiamo che chi lo obbligò a farlo fu Mussolini, il quale poi le pose in opera, consegnando al suo amico Hitler migliaia di persone che andarono a morire. Bene se Hitler era il male assoluto, chi si è reso complice non era da meno. Riflettiamo su come oggi si voti per una persona che porta il suo cognome e che ne fa ancora l'apologia, a distanza di 66 anni dal riconoscimento a Piazzale Loreto, di quanto male fece all'Italia e a tanti innocenti.
 
Di M. Cazora  15/02/2011, in parole senza deferenza (2140 letture)
Circa 10 giorni fa il vice responsabile della Protezione Civile negli anni '90, ha raccontato che quando si occupò di risolvere il problema rifiuti a Napoli, fu avvicinato da una persona che lo mise in contatto con 3 funzionari dei nostri servizi segreti. Con loro ebbe un colloquio di circa 10 ore, poi ha raccontato che gli stessi uomini parlarono con l'allora Sindaco di Napoli, Bassolino. Ebbene la notizia come al solito passa inosservata, non è di nessun interesse, mentre io che sono curioso mi chiedo cosa c'entrino i nostri servizi con la spazzatura. Spieghiamoci meglio, io lo so ma per coloro che non lo sanno perchè questo non provoca un balzo sulla sedia? Vogliamo una volta per tutte prendere conoscenza del fatto che la politica non è sempre indipendente? che poteri dello stato hanno, dal dopoguerra ad oggi, condizionato le vicende del nostro Paese? Non restiamo sempre a guardare indifferenti ciò che accade incolpando di tutto i politici, informiamoci, riflettiamo, cerchiamo di crearci una nostra coscienza, priva di qualunque sovrastruttura ideologica, ma piuttosto cerchiamo la verità!
 
Di M. Cazora  13/02/2011, in Parole senza deferenza (2028 letture)
Desidero porre una riflessione di carattere etimologico, che dovrebbe portarci a capire quanto questa fase politica, generazionale, di costume, sia peggiore rispetto a quanto attraversato nel '900. Ricordiamo ovviamente il fascismo, come momento più basso della civiltà italiana, esso vedeva come suo ideatore e leader Mussolini, ebbene allora come oggi, non si è mai parlato di mussolinismo pur essendone lui l'espressione massima. Oggi viviamo un periodo storico nel quale si parla di berlusconismo, questo sta a significare come i comportamenti, gli atti di un solo uomo e non del suo partito (pur essendo parte attiva) abbiano modificato, trasformato, svilito e massacrato qualunque tipo di valore etico o morale. Se non possiamo parlare di male assoluto, definizione secondo gli storici, la Chiesa e la classe politica; da attribuire secondo me erroneamente; solo ad Hitler, forse per i nostri tempi ci avviciniamo abbastanza. Occorreranno decenni di rieducazione delle generazioni di oggi e di domani, prima di poter riparlare finalmente di un Popolo!
 
Di M. Cazora  01/02/2011, in Parole senza deferenza (823 letture)
Quanto sta avvenendo sulla scena politica italiana negli ultimi 7 mesi è qualcosa di sconcertante.
Non intendo soffermarmi su quanto emerso a proposito delle vicende di Silvio Berlusconi, poiché tutti lo hanno fatto e continuano quotidianamente a farlo. Concedetemi solo una riflessione, ormai tutto ciò ha del surreale, si continua a distinguere sui comportamenti riguardanti la vita pubblica o privata, mi pongo una domanda, ma se la Procura di Milano era a conoscenza di tali fatti, perchè non ha fatto intervenire la forza pubblica nei giorni in cui tali dopocena si espletavano?
Se si esercita il reato di prostituzione (anche se non minorile) e quindi si va con una prostituta, si commette un reato in Italia, di conseguenza un irruzione nella casa del Premier lo avrebbe colto in flagranza di reato ed in quel caso anche per i parlamentari l'iter è immediato. Se una prostituta esercitasse la propria professione in casa sua,verrebbe incarcerata poichè non si tratterebbe di vita privata.

A parte questa parentesi, il Premier è indagato da diversi anni in diversi processi di rilevanza sicuramente maggiore. Ma a tutti quei milioni che lo hanno votato questo interessa? No, essi proseguono il loro cammino verso il dirupo con fare imperturbabile, anche in questa ultima occasione il PDL mantiene, così rivelano i sondaggi, lo stesso gradimento.
Quando sentiamo in televisione i soliti paladini del puttanesimo, assolvere Berlusconi per quanto fa, perchè non domandiamo loro se quanto il loro padrone fa li trova d'accordo? Così diremmo a coloro che ascoltano, che ora sappiamo con chi abbiamo a che fare e ce ne ricorderemo nel futuro.

Esiste un aspetto, verificatosi in tutti questi anni, tra i mille che potremmo citare, che inevitabilmente giustifica milioni di sciocchi, ignoranti e in malafede a prendere le difese di un Premier bandito, quest'uomo non è mai stato giudicato se non in pochi casi dai Tribunali e così ogni volta si va alle elezioni sempre nelle medesime condizioni. Perchè non esiste una legge che impedisca di votare un candidato Premier se prima non sappiamo se è colpevole o meno di reati?
Io cittadino ho il diritto di sapere chi voto, altrimenti con questo meccanismo consento ad un malfattore di guidare le sorti del nostro Paese indisturbato e magari per sempre.

Come dicevo, il Parlamento e gli italiani sono allo sbando da 2 anni e mezzo, non si è fatto nulla a parte la famigerata riforma universitaria, ma al popolo non sembra interessare, il Paese rischia il collasso ma a loro la cosa non interessa, forse stiamo meglio di quanto i dati raccontino.

A mio modesto parere è giunta l'ora di una fase nuova, non solo italiana, ma soprattutto europea ed è per questo che mi auguro per il futuro di tutti un grande Ministro degli Esteri. L'Europa intera è in picchiata e se i Paesi membri assieme alla BCE non cambiano atteggiamento, ci schianteremo tutti. Abbiamo la necessità di trasformare questa finta comunità in qualcosa di concreto, la moneta unica non è servita a cambiare i nostri paesi che operano sempre singolarmente. Una cultura nuova, esigenze comuni, lealtà, unanimità, renderanno l'Europa un solo Paese con cui le grandi potenze dovranno confrontarsi.

Io credo che in questo momento parametri fissati anni or sono creino sempre maggiori difficoltà alla crescita economica, siamo attenti al debito pubblico, all'inflazione e a tanti fattori che relegano tutti o quasi alla stagnazione che diversamente porta e porterà ancor di più all'immobilismo per paura di sbagliare. Decenni fa l'Italia ha raggiunto una percentuale di 21 punti riguardo l'inflazione eppure il Paese cresceva, porre una barriera al debito non consente ad una situazione ormai degenerata ed ad una fase storica mai vissuta in precedenza, di poter ricominciare a prospettare per i giovani e per le aziende un futuro diverso. In questa fase che considero irreversibile, c' è bisogno di maggiori investimenti ben fatti, che dobbiamo considerare una scommessa nuova sul nostro futuro. L'esposizione ad un maggior debito ci porterà nel medio periodo a mettere in moto qualcosa che è spento e ci farà rientrare con gli interessi di quanto oggi contrariamente non abbiamo potuto sfruttare e ci ha portati verso un baratro che l'immobilismo certamente non allontanerà.

Siamo alla sfida finale, non godiamo più di altre chance o prove di riserva, per questo, almeno da noi qualcosa possiamo e dobbiamo fare, non esiste più tempo, sono finiti anche i supplementari, siamo giunti ai calci di rigore, li vogliamo far battere a Berlusconi?

I famosi italiani brava gente dove sono finiti? Ne esistono ancora? E' tempo di togliere questa patina di putridume dalle nostre coscienze!
Facciamolo, non è più il tempo dei balordi incompetenti e laidi dentro.
Coraggio, un rigenerato e pulito animo nuovo deve accompagnare il nostro futuro.
 
Nell'aprile del 2008 in occasione di una mia intervista rilasciata a Gr Parlamento, ho avuto modo di conoscere un giornalista di grande talento il cui nome è Alessandro Forlani. Di lui mi ha colpito l’enorme lavoro, estremamente interessante, che stava svolgendo in occasione del trentennale del “Caso Moro”.

Attraverso una serie di interviste, era riuscito a ricostruire ed a trovare nuove verità sulla vicenda con una minutezza di dettagli, che solo la sua grande preparazione gli permettevano.
Nel mio caso ho apprezzato moltissimo la sua professionalità: prima di intervistarmi, come dovrebbe fare qualsiasi giornalista degno di questa professione, aveva compiuto un capillare lavoro di ricerca riguardo tutta la storia politica e non di mio padre ed anche mia.

Questo credo che oggi non appartenga più a nessun giornalista. Il “giornalista” di oggi si prepara a malapena sul pezzo ed è totalmente privo di cultura, di conoscenza delle cose del passato (se pur importantissime) e soprattutto non va più alla ricerca di verità.

Se le cose sono datate, anche se vitali per una maggior conoscenza della storia del nostro paese, non interessano.
Di questo lavoro certosino, capace di svelare i fatti, i pensieri e le riflessioni di chi all'epoca era investito dalla carica o dalla voglia di salvare la vita di Aldo Moro, Alessandro Forlani sta per farne un libro, non solo di grande interesse perchè riporta le interviste fatte, ma poiché allo stesso tempo ad esse aggiunge un insieme di maggiori approfondimenti che saranno in grado di stimolare l'interesse del lettore.

Oggi è stato molto gentile (cosa che appartiene ai suoi modi) e mi ha inviato una bozza che riguarderà la storia di mio padre attraverso la mia voce. Di ciò che ho letto mi incuriosito un aspetto riguardante, come spesso accade, il defunto Kossiga:

L’allora ministro dell’Interno Cossiga ha liquidato come di nessun peso, in un’intervista sul caso Moro, l’intera vicenda dell’interessamento di Cazora. Cossiga spiega di aver bloccato sul nascere ogni possibile contatto tra le istituzioni e la criminalità, anche se era stato il vicecapo della polizia a proporglielo. Tuttavia dalle sue parole esce una conferma indiretta a quanto diceva il deputato laziale. Cossiga dice a Sabelli Fioretti che il sottosegretario Lettieri e Cazora stavano combinando dei guai, mettendo in mezzo settori della criminalità. Dice Cossiga: “Lei non immagina nemmeno i casini che ha combinato Cazora. Io ho minacciato di farlo arrestare”.

Ora spero di essere perdonato, perchè esentato dal leggere il libro-intervista di Sabelli Fioretti a Kossiga, anche per il fatto di aver sentito per decenni le cazzate di un uomo che si riteneva un uomo dello stato, il più grande giurista che la nazione ricordi e colui che vantava l'unicità di raccontare senza mezzi termini e filtri la “verità”. La sua, ovviamente.

Pensate quale Ministro della Repubblica e al tempo stesso insuperabile giurista, si sognerebbe di dire ad un Parlamentare della Repubblica italiana: “ti faccio arrestare”, quest'”uomo” è stato forse il più grande cazzaro che la storia italiana conosca, che sarebbe di nessuna importanza se non fosse stato Ministro degli Interni e Presidente della Repubblica.
Attraverso costui sono passati i due soli veri colpi di stato che il nostro paese ricordi (non bazzecole come il Golpe Borghese): il primo attraverso l'uccisione di Aldo Moro che segnò il passaggio per sempre al pentapartito, mentre il secondo passò attraverso tangentopoli, che con il bianchetto cancellò per sempre i maggiori partiti repubblicani in un batter di ciglia.
Ebbene non avrà premuto lui il grilletto sull'”amico” Moro ma ha lasciato che altri lo facessero, sapendolo perfettamente e senza dire nulla.

Le sue premature dimissioni dall'incarico di Presidente della Repubblica (cosa quanto mai curiosa e tempestiva) hanno concesso il lasciapassare a coloro che glielo avevano chiesto, dando carta bianca a quello che sarà l'avvento del berlusconismo.

Tali elementi ci permettono di valutare Kossiga come un uomo vile, ma soprattutto un traditore della Patria, arrogante e presuntuoso che amava farsi fotografare travestito da carabiniere, un uomo da sanatorio insomma. Ma niente paura ormai è morto ed in compenso abbiamo come Sottosegretario di Stato il figlio che certamente dotato di un talento unico, non poteva non essere scelto.

Ecco questa è la concreta ed unica eredità che l'“uomo” Kossiga ci lascia.
 
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