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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di M. Cazora  31/07/2010, in Parole senza deferenza (871 letture)
Oggi su Il Fatto Quotidiano si sono espressi alcuni tra i più famosi analisti politici di cui il Paese possa vantarsi, da Paolo Flores D'Arcais a Marco Travaglio, da Luca Telese a Nando Dalla Chiesa ecc. per sottoporre le loro ipotesi sul futuro del Governo e quindi di Berlusconi, vorrei quindi cimentarmi presuntuosamente anche io facendo un triplo salto mortale senza rete.

Contravverrò alla logica politica che accomuna più o meno tutti loro. Sono convinto che al di là della campagna acquisti che il Cavaliere si sta accingendo a fare, il Governo cadrà a prescindere dal fatto che questo derivi da una volontà precisa di Berlusconi di farlo cadere, piuttosto che dall'implosione dello stesso. Come previsto dalla Costituzione, i rappresentanti di tutti i partiti facenti parte l'arco costituzionale si presenteranno dal Presidente della Repubblica che cercherà di capire se esistano le possibilità di un nuovo mandato per formare il Governo o meno.

Qui potrebbe nascere la prima sorpresa, perchè potrebbe essere deluso il desiderio del Cavaliere di andare immediatamente alle urne con la attuale legge elettorale; certo di vincere a mani basse; e chissà che non si riescano a trovare i numeri per giungere almeno a questa riforma e poter tornare al voto.

Ma mi azzardo ad andare oltre, tolto il fatto che una nuova legge elettorale sarebbe solo un bene per il Paese, aggiungo che in questo momento non avrà una grande importanza.

Berlusconi e le sue truppe cammellate assieme alla Lega non vinceranno le elezioni, e nessuno dei suoi oppositori riuscirà a raccogliere tanti consensi tali da farli governare ed ecco che come per incanto pur essendoci una legge maggioritaria, si tornerà al passato ad una specie di proporzionale che consentirà al Paese di aver un Governo di larghe intese in grado di affrontare senza indugi tutti i temi che gravano impetuosi e non permettono di essere risolti da una rinnovata linea debole incapace di autogestirsi. Dopo 17 anni sarà la fine del berlusconismo e le sorti dello stesso fautore di tanta egemonia dipenderanno dagli accordi che egli riuscirà a raggiungere con la nuova maggioranza o altrimenti si vedrà costretto a pagare quel fio che ha tenuto lontano per anni con il gioco delle tre carte ed il consenso di personaggi squallidi con il guinzaglio che non erano di certo amici dell'uomo.
 
Ma cosa sta succedendo nel nostro Paese, non bastavano le fratture interne alla maggioranza, l'anonimato dell'opposizione e una manovra finanziaria devastante?
A quanto pare no, antichi fantasmi ritornano prepotenti dal passato: P2 o P3, questione morale, interrogativi nuovi che rimuginano nel vecchio, improbabili rimpasti da prima repubblica ed un ghe pensi mi quanto meno sconcertante.

Berlusconi, Carboni, Cicchitto tutti iscritti alla P2 di Licio Gelli, la massoneria non muore ma a quanto pare nemmeno si rinnova, le solite facce, le solite storie, le solite assonanze ed ecco che come per incanto riemerge dalle ceneri la questione morale evocata in un passato ormai lontano da Enrico Berlinguer ed oggi ripresa da quegli uomini che in passato definivamo neofascisti, ebbene sì oggi a parlarne è Gianfranco Fini, che sempre più stanco e forse un po' schifato non perde occasione per far innervosire il re.

Qualcuno oggi si accorge che il re ha divorato i suoi sudditi, ma c'è sempre l'impunito che si rifiuta, quando arriva il proprio turno lui si ribella ed ecco che come all'improvviso si accorge di non stare insieme ad uno stinco di santo (come se prima lo fosse) e non ci sta.

Ma il ribelle se pur debole è furbo, perchè andarsene sul più bello solo perchè non riconosce più il suo re? Proviamo a far diversamente, come il cavallo di Troia cerca di colpire dall'interno colpi bassi che il sire non sopporta, se ne lamenta ma altro non può.
Ed ecco che preso dalla rabbia e dalla disperazione va al mercato e tenta di comprare l'UDC, ma la risposta è ni poiché il suo leader viene da quella prima repubblica che tanto amava il proporzionale ed era giunta suo malgrado alla logica dell'alternanza, ma il re queste cose non le accetta, non le concepisce e risponde io sono il re e sempre lo sarò.

La Procura della Repubblica di Caltanissetta che indaga sugli attentati del '92 ci dice che se riusciranno a giungere finalmente alla verità riscriveremmo la storia italiana da Portella della Ginestra sino ai giorni nostri, ma l'interrogativo più pesante è: riuscirà lo Stato a reggere un colpo tanto forte? È un interrogativo da far tremare le gambe a chiunque.

Troppe cose, troppo grandi, anche per il re, ma egli non molla non ci sta ad essere spodestato per sparire in un buco nero fatto di troppe incognite e qualcosa farà, saranno gli ultimi colpi di coda di un uomo che si sente invincibile ma che si sentirà ben presto disperato, solo con i suoi repubblichini. E' proprio vero la storia si ripete ed è per questo che mi attendo prossimamente un riaffiorar di sentor di mafia, di gesti intimidatori nel tentativo di rafforzare quella parte di servizi
che resistono al nuovo.
Per loro un cambiamento sarebbe devastante e lottano con tutte le forze rimaste, sarà uno scontro all'ultimo sangue e come un western che si rispetti alla fine il sangue scorrerà.
 
Di M. Cazora  11/05/2010, in Parole senza deferenza (1104 letture)
Cari amici riporto >questo dispaccio ANSA< per fare alcune precisazioni.
Chi ha avuto la possibilità di approfondire negli anni la vicenda Moro, attraverso la lettura di diversi libri, ultimo “Vuoto a perdere” di Manlio Castronuovo o attraverso studi diversi saprà che i tentativi rivolti alla liberazione di Aldo Moro da parte di mio padre sono agli atti sin dai primi giorni del rapimento del Presidente della DC, questo perchè Benito Cazora ragguagliava costantemente il Capo della Polizia ed il Ministero degli Interni.

In seguito fu ascoltato da diversi magistrati che però non ritennero necessaria la sua testimonianza in nessuno dei processi Moro ed inoltre non fu ascoltato in nessuna Commissione Parlamentare, ma altri lo citarono a seguito delle domande a loro rivolte da dette Commissioni.
Tra questi c'è l' “emerito” Cossiga, che quasi con disprezzo ne storpiò il cognome quasi non sapesse di chi si trattava, aggiungendo che non lo aveva preso in debita considerazione poiché non lo riteneva all'altezza di tale compito.Il tempo (ogni tanto è galantuomo) gli ha dato torto, oggi chiunque ritiene Cazora come colui che forse più di ogni altri fece nel tentativo di portare alla liberazione di Aldo Moro.

Ora ricordiamo tutti che sotto il coordinamento di Cossiga sono passate sotto i suoi occhi P2, massoneria, servizi deviati e quant'altro, in quei 55 giorni egli si rese protagonista degli errori più grossolani, chiunque avrebbe fatto meglio e di più, ma egli si riteneva infallibile così ieri come oggi.

Desidero porre una domanda all'“emerito” Cossiga alla luce di quanto avvenne in quei giorni, visti i suoi reiterati interventi e le continue esternazioni non ritiene ora opportuno tacere per sollevarci dalle sue lezioncine da perfetto statista divenute non solo stucchevoli ma piuttosto inappropriate e scandalose?
Come considera il suo comportamento riguardo l'amico Aldo Moro, tale da essere attribuito a persona totalmente incapace, o in malafede? Io propenderei per entrambe.

In seguito visti i suoi grandi meriti ha ricoperto prima il ruolo di Presidente del Consiglio ed in seguito dulcis in fondo Presidente della Repubblica, in questo Paese giustamente si premiano i migliori ed i più capaci, ma mi creda faccio enorme fatica nel riconoscere in lei tali peculiarità.
La invito a convincere me e chi la pensa come me (sono tanti mi creda) del contrario.

Rimango in attesa di una sua coraggiosa risposta, visto che di coraggio ne ha poco, tempo fa disse di non voler raccontare oltre poiché nonostante la sua età non voleva essere ucciso, pensi a quanti non sono stati Presidenti della Repubblica e non godono della sua scorta e ciò nonostante rischiano la vita per lo Stato, forse un minimo di vergogna dovrebbe provarla ma non credo che questo sentimento le appartenga. Tanti auguri per quando incontrerà Dio ne ha davvero bisogno.
 
Di M. Cazora  06/05/2010, in Parole senza deferenza (1396 letture)
Per chi ha avuto la pazienza di leggere il mio precedente pezzo “L'insostenibile leggerezza dell'ipocrisia” quello che tenterò di fare oggi vuole essere un ricapitolare di quanto è avvenuto da allora sino ad oggi nella speranza di chiarire quanto più possibile la verosimilitudine di quanto scritto allora con quanto è in atto oggi.

Circa un anno fa ipotizzavo la possibilità di un golpe democratico voluto da oltreoceano, tale progetto era condizionato secondo il mio pensiero dal comportamento di Berlusconi e dalla mancanza allora di un'alternativa di governo.
Cercherò ora di mettere insieme una serie di accadimenti che possono in qualche modo far pensare che la realizzabilità di quel progetto si faccia ogni giorno più concreta.

A luglio dello scorso anno ci trovavamo nella situazione in cui vi era una maggioranza di governo fortissima nei numeri e solidissima nella realizzazione dei propri disegni grazie anche all'unità interna che regnava sovrana, dall'altra parte una opposizione sempre più disgregata ed alla ricerca di una identità che desse alla gente un'immagine di maggiore coesione che portasse alla definizione di un programma che sapesse guardare con concretezza al futuro proprio e del Paese.

Da allora qualcosa è cambiato e sta cambiando: i sempre maggiori “accanimenti giudiziari” nei confronti del Presidente del Consiglio; che vanta di essere l'uomo più perseguitato del mondo hanno portato sempre maggiore confusione all'interno del PdL, tanto da portare Gianfranco Fini in qualità di Presidente della Camera a continui richiami nei confronti del Governo che troppo spesso faceva uso di d.d.l., oltre a innumerevoli voti di fiducia che a suo dire sminuivano il ruolo e le prerogative del Parlamento. I continui richiami da parte di Berlusconi nell'enfatizzare la lealtà ed i rapporti con la Lega hanno nel tempo logorato quella che era nata come un alleanza indissolubile tra FI ed AN che avevano dato di “comune accordo” nascita al Partito della Libertà.

I mesi trascorrono in un clima di continua campagna elettorale che Berlusconi vive con acredine non solo nei confronti dell'opposizione ma anche all'interno del suo partito (non dimentichiamo la vicenda della lista presentata a Roma) frutto sicuramente di una spaccatura che fa da preludio a quanto avverrà in seguito.

Dopo la “vittoria” alle regionali si ipotizza per il Governo un periodo di lunga tranquillità per poter effettuare le riforme desiderate dato che non ci sono in vista più campagne elettorali, ma ecco che all'improvviso qualcosa va storto ed inaspettatamente Fini decide di dar voce ad un dissenso concreto all'interno del partito e non più solo istituzionale. La rottura prende la via definitiva durante la direzione nazionale del PdL anche se quella altro non è che la conseguenza di una spaccatura avvenuta nei giorni precedenti tra gli appartenenti al gruppo ex AN. Fini indice una riunione dei suoi a Roma mentre a Milano il Ministro La Russa con altri appartenenti al gruppo si manifesta rendendosi firmatario di un'alternativa che prende totalmente le distanze da Fini appoggiando in pieno Berlusconi. Proprio ieri lo stesso La Russa ha a sua volta creato una sorta di nuova corrente fondando la “Nostra destra”.

Fini a questo punto si trova in minoranza ma dichiara che appoggerà comunque con grande lealtà la coalizione di Governo. Da quel momento in poi diverse cose accadono, Italo Bocchino si dimette da vice capogruppo alla Camera e lo fa sostenendo che è stato minacciato di ritorsioni da parte di Berlusconi al contempo non fa altro che ripetere quasi come portavoce di Fini che se pur in minoranza all'interno del partito manifesteranno le proprie proposte ma si adegueranno al volere della maggioranza, ma cosa accadrà quando Berlusconi riproporrà leggi ad personam e loro non saranno d'accordo e non si adegueranno? Temo che la questione sia più complessa di quanto appaia anche perchè sono dell'avviso che da troppo tempo Fini abbia ormai una irreversibile intolleranza alimentare verso sua santità Berlusconi e che le bolle dovute all'allergia non possano più essere celate da un velo di fondotinta politico.

Ieri per continuare giungono le dimissioni del Ministro Scajola travolto dall'onda ormai rimasto senza respiro, passa inosservata la notizia di Ciarrapico indagato per truffa ai danni dello Stato.
Oggi abbiamo altre novità il coordinatore del PdL Denis Verdini si scopre essere indagato per corruzione e per non farsi mancare nulla il grande moralista Storace viene condannato ad 1 anno e 6 mesi per il Laziogate.

Detto ciò voi penserete che sia finita qui, ebbene se vi dicessi che questo è solo l'inizio di un lungo percorso che porterà a ben altre conseguenze? Circa un anno fa scrissi che Berlusconi secondo i piani previsti da altri sarebbe andato via con le buone o le cattive, io credo che gli avvenimenti sopra descritti altro non siano che la messa in atto di un programma volto a spodestare una volta per tutte un uomo che poco piace al mondo internazionale ma soprattutto agli amici di oltreoceano. Quello che sempre un anno fa asserivo circa l'esecuzione di un golpe democratico, prevedeva la necessità di un ricambio politico che certamente ai più non appariva possibile, bene proviamo con un atto di grande fantasia oggi ad ipotizzarlo.
Cerchiamo di immaginare una forza di “grande centro” composta da Casini-Rutelli e le ali più moderate del PD più i Finiani, cosa accadrebbe? che gli italiani secondo le loro caratteristiche si ritroverebbero un nuovo agglomerato moderato che loro tanto amano in contrasto con forze che a questo punto si troverebbero agli estremi come la Lega per esempio e parte del PdL.
Se fino ad ora Berlusconi ha potuto fare la spesa tra gli ex di AN cosa accadrebbe in quel caso?

Io prevedo un drammatico sisma all'interno del PdL con prospettive non proprio allettanti e rassicuranti nei confronti di chi difende il sire. La svolta sarà pesante ma da oggi sino ad allora mi attendo colpi di scena eclatanti che potrebbero colpire anche coloro che si sentono più al sicuro rispetto ai soliti noti. Berlusconi è ancora in tempo per uscirne a testa alta ma la presunzione e la ormai acclamata e sintomatica megalomania glielo impediscono, a lui la scelta a lui le conseguenze agli italiani forse un inatteso mondo nuovo cui confrontarsi.
 
Gianadelio Maletti riprese da due testate giornalistiche in questi giorni, anche se a dire il vero lo stesso Maletti le stesse cose le disse a La Repubblica nello scorso anno e inoltre durante il processo riguardante Piazza Fontana ed ai PM per la strage di Piazza della Loggia a Brescia.
Entrambe le dichiarazioni sono state rese da Maletti grazie ad un salvacondotto che gli ha permesso di tornare in Italia da latitante, già perchè egli che deve scontare oltre 15 anni di carcere e dall' '80 è ormai residente e cittadino in Sud Africa.

La storia di Maletti è lunga e complessa egli è un uomo ormai di oltre 80 anni, di conseguenza sarebbe utile ma tedioso entrare in mille rigoli di particolari, cercherò quindi di riassumere i punti per me salienti, che daranno a chi legge l'idea di ciò che da sempre accade nel nostro Belpaese.

Secondo Gianadelio Maletti numero 2 del SID e considerato molto vicino a Giulio Andreotti (quando il numero1 era un certo Vito Miceli) entrambi iscritti alla P2 di Licio Gelli anche se il primo lo nega, l'Italia è sempre stata sotto l'egida degli USA attraverso la CIA non solo dal punto di vista economico come possiamo tutti ben immaginare, ma soprattutto per quanto riguardano l'aspetto politico e militare.

Il generale Gianadelio Maletti

Ciò che racconta il Gen. Maletti, è semplicemente raccapricciante, sconvolgente e lascia chi lo legge completamente senza parole in special modo per la tranquillità dei modi usati come se si esprimesse riguardo argomenti normali o di tutti i giorni.
Quello che riporto è in termini semplici l'essenza di ciò che Maletti racconta e che è frutto di pratiche internazionali messe in atto come se ciò appartenesse ad un modus vivendi quotidiano.
Secondo quanto riportato dal Gen. Maletti, l'italia è sempre stata la vittima-complice perfetta per realizzare i loro (USA) desiderata dal punto di vista politico nella prospettiva di spostare a destra l'asse politico ed ideologico del nostro paese. Come realizzare e mettere in atto tutto questo? Attraverso una strategia della tensione e del terrore che inducesse gli italiani a cercare un riparo sicuro,che non fosse di certo il PCI, ma bensì forze politiche centriste od anche nazionaliste in grado di garantire quella stabilità e certezza del rigore cui aspiravano condizionati dalla messa in atto di stragi che terrorizzavano il paese in momenti diversi della nostra storia repubblicana.
Cosa sconvolge ed emerge dalle confidenze di Maletti che gli artefici di tali strategie sono sempre stati non forze estremiste di destra o di sinistra non servizi segreti filo israeliani o filo arabi, non
l'Unione Sovietica o Paesi a loro vicini, ma bensì i nostri più stretti e cari alleati:gli Americani.
Essi decidevano quando fosse necessario intervenire ed in che modo a seconda del clima politico che l'Italia attraversava, ma lasciando con immensa generosità a noi italiani decidere il luogo, le modalità e gli esecutori materiali, secondo Maletti ci si serviva soprattutto della destra eversiva ovviamente sotto la supervisione dei nostri servizi. Tale notizia affermata da chi ha vissuto nel più intimo e macabro lo scorrere di quelle vicende (lo stesso era addetto militare in Grecia quando la Grecia diventò dei Colonelli) dovrebbe far sobbalzare dalla sedia chiunque l'ascolti, dovrebbe sconvolgere le menti anche dei più moderati, dovrebbe portare a dire visto l'enormità della cosa “ma è uno scherzo?” Ed invece il nulla nessun TG ne parla, nessuno ne da seguito e soprattutto nessun uomo politico smentisce di esserne a conoscenza, lo stesso Maletti afferma che i nostri Presidenti della Repubblica i nostri Presidenti del Consiglio e chissà quanti altri ne erano perfettamente al corrente. Cosa avrebbero potuto fare in tutti questi decenni? Ribellarsi? Quando mai se l'”emerito” Kossiga tempo fa affermò di non voler parlare per paura di essere ucciso. Come li vogliamo considerare vili, complici o vermi? In nome di quale ragion di stato si permette che vengano uccise nel nostro Paese centinaia di persone? Pensate che chi era a Piazza Fontana o della Loggia, sull'Italicus o alla stazione di Bologna sull'aereo che li avrebbe dovuto portare a Palermo e si fermò ad Ustica avessero questa gran voglia di morire? La parola schifo è stampata sulla bandiera del nostro Paese ed ora voi che sapete cosa direte ai familiari delle vittime dopo decenni? Sapevamo ma i vostri cari non contavano nulla, oppure ripensate a quante stronzate illusorie avete portato avanti creando un briciolo di speranza in chi cerca ancora oggi di sapere, una crudeltà senza limiti.

Chi mai potrà perdonarvi per aver assistito in silenzio ed esservi asserviti con i vostri mezzi all'Amico Americano? Con quale faccia avete se lo avete fatto mai guardato lo sguardo di un parente di una vittima? Con quale candore guardate alla vostra coscienza? E non ci è concesso di dire nulla perchè altrimenti siamo considerati antiamericani, vilipendio! Cari signori è giunta l'ora, la vostra, se voi proprio voi che vi battete il petto non chiederete perdono e vi affrancherete una volta per tutte dal vostro servilismo beh allora preparatevi e temiate il giudizio divino sempre che prima non ci sia quello del popolo.

E che Dio non vi perdoni!
 
Tratto da www.vuotoaperdere.org (16 luglio 2009)

Da ormai troppo tempo leggiamo le vicende “personali” del Presidente del Consiglio, c'è chi considera tutto ciò mera politica da gossip e chi invece considera questa storia come qualcosa da approfondire per capirne meglio i risvolti. Qualcosa di nuovo comunque sta avvenendo con scarsa attenzione (se non da totale disinteresse) da parte dei media. Quanto sto per esporre potrà sorprendere perchè voglio tentare di far comprendere come dal mio punto di vista l'attualità potrebbe portare una flebile luce sul passato ed il presente del nostro Paese.

Parliamo di fatti. Inizialmente Berlusconi, gli uomini di governo ed i peones hanno risposto agli attacchi mediatici attribuendoli ad una montatura della solita sinistra che incapace di attaccare dal punto di vista politico si appigliava attraverso una stampa compiacente a fatti personali per giunta totalmente infondati. In seguito le foto e le interviste sempre più incalzanti hanno cominciato ad intaccare la serenità del Premier e del suo entourage.

Giungiamo agli ultimi giorni e ci accorgiamo di qualcosa di nuovo.

La prima novità arrivata in fasi alterne, parte dalla CEI che senza troppi mezzi termini attacca Berlusconi che continua a non rispondere. Fatto curioso perchè mai verificatosi in precedenza. E ciò che è più strano è che neanche Gianni Letta, l'anima grigia, considerata unanimemente il più grande paracolpi, mediatore e solutore di qualunque controversia, sia riuscita a mettere un freno, nemmeno in qualità di Gentiluomo della Famiglia Pontificia (una volta si chiamava Cameriere poi il termine fu cambiato per adeguarlo ai tempi. Per intenderci un po' come il Marchese del Grillo, pensandoci bene sembra un peccato aver modificato il nome perchè osservandolo con attenzione Letta possiede nei suoi modi quel nonsoché che contraddistingue i maitre dei più famosi hotel del mondo con quei modi affinati, signorili, garbati quasi efebici, quei direttori alla Pretty Woman capaci di risolvere qualsivoglia esigenza e desiderio dei clienti).

In seguito Cossiga, che dapprima rilascia un'intervista, poi fa addirittura una interrogazione al Governo affinché metta in allerta i nostri Servizi per verificare se ci siano manovre ed ingerenze da parte di altri Servizi “amici” d'oltreoceano. Nei giorni successivi anche Bossi rilascia un'intervista nella quale dichiara che quanto sta accadendo a Berlusconi non può essere altro che frutto del lavoro dei Servizi, perché nel nostro paese i Servizi si sono sempre resi responsabili di atti indipendenti. La differenza, afferma Bossi, è che una volta usavano le bombe ed oggi fortunatamente le donne. Ed aggiunge che egli, al contrario di Berlusconi che affida tutti i suoi spostamenti ai Servizi, li affiderebbe alla Digos di cui si fida di più.

Questi i fatti che portano ad alcune considerazioni ed ovviamente anche a quesiti. Cossiga per decenni ha raccontato di tutto di più ma qualche mese fa dichiarò di non poter dire tutto quello che sapeva giustificandosi col fatto che nonostante la sua età preferiva non essere ucciso da parte di Paesi stranieri (questo lo ho trovato immediatamente ignobile poiché manca di rispetto nei confronti di chi è morto per lo Stato, per i parenti ed amici delle vittime che hanno vista segnata per sempre la loro vita. Ma forse, ancor di più, svilisce il coraggio ed il futuro della vita di chi combatte anche da semplice cittadino contro la mafia e quant'altro, senza per altro avere la protezione ed i privilegi spettanti ad un ex “Emerito” Presidente della Repubblica).

Come mai oggi trova tanto coraggio da poter suggerire al Governo di combattere eventuali interferenze di Servizi stranieri? E poi, durante i suoi incarichi governativi lui lo ha mai fatto?
Temo di no o quantomeno con scarsi risultati, e a tal proposito l'elenco dei fatti da ricordargli sarebbe lunghissimo.

Torniamo ora a Bossi, come può il leader di un partito di maggioranza affermare che in passato i Servizi mettevano le bombe? Cosa sa? Perchè nessun magistrato è intervenuto per domandarglielo?
Se chiunque di noi si azzardasse a dire qualcosa del genere verrebbe immediatamente tacciato di dietrologia spiccia, poiché tutto sarebbe considerato frutto di pura fantasia degna solo di essere trattata come chiacchiera da bar. E' strano: tutti sanno ma nessuno parla, nessuno chiede, nessuno indaga e così le prove che possono essere considerate tali solo se ratificate da un tribunale continuano a giacere nelle casseforti dell'ipocrisia col bene placet del popolo che osserva sempre pigro e complice.

Proviamo ad immaginare che i due abbiamo ragione riguardo un disegno preciso che vede Berlusconi nel mirino di chi non lo considera più un alleato affidabile. Quali prospettive possiamo prevedere e che nesso potrebbe esserci con il passato? Gli Stati Uniti hanno gestito, da più grande potenza mondiale quale sono, con un modus operandi che è rimasto invariato nei decenni (opportunamente modificato col trasformarsi dei tempi) tutte le controversie mondiali, decidendo chi fosse meglio governasse o comandasse in altri paesi, chi dovesse possedere armi nucleari e chi no (dimenticando sempre che gli unici ad averle usate sono stati loro).
Si sono sempre erti indisturbati arbitri e proprietari dell'universo.

Scopo principale rimane il controllo. Non vi è nulla più del controllo su ogni cosa che rappresenti il vero potere, e questo lo si può attuare in diversi modi. In America Latina, per esempio, lo strumento preferito è sempre stato quello politico, attraverso golpe militari che andassero ad evitare il predominio di una politica comunista a loro avversa. Il totale appoggio ad Israele, loro roccaforte inserita sola ed unica in un contesto arabo incapace negli anni di costituirsi come forza unitaria, nei decenni ha fatto proliferare il caos permettendo agli USA il totale controllo attraverso la loro fantomatica e mai risolta opera di mediazione.
L'Africa è un mondo a sé, si preferisce non contribuire a nessuno sviluppo favorendo il ricambio continuo dei vertici di uno Stato oggi e di un altro domani pensando esclusivamente all'aspetto economico derivato dalla vendita di armi, piuttosto che dallo sfruttamento del territorio (diamanti, petrolio,ecc.). E non dimentichiamo mai la vicenda di Ilaria Alpi, forse la Somalia è diventata la discarica mondiale di rifiuti tossici. Tralasciamo per un attimo l'Asia e l'Europa.

11/09/2001. Tutto cambia, cambiano gli equilibri mondiali, non esistono più equilibri, gli USA colpiti nel più profondo in qualità di vittima spostano l'attenzione totalmente su di loro consentendogli sino ad oggi di incentrare la politica mondiale in funzione della loro reazione. Tutto ciò ha rivoluzionato equilibri precari ma apparentemente dormienti: il mondo arabo che fino a quel momento aveva come massimo scopo la soluzione della diatriba israelo-palestinese si ritrova improvvisamente a diventare il nemico del mondo da combattere, l'Europa da lì a poco varerà la moneta unica e quell'insieme di Stati sempre divisi politicamente attraverso l'euro potrebbero finalmente, dopo secoli, trovare quel punto di forza unendosi ed accrescendosi attraverso l'ingresso dei paesi dell'est. Se in futuro l’Europa fosse in grado di creare maggiori rapporti con i Paesi Emergenti (vedi Cina) potrebbe davvero diventare una potenza mondiale in grado di contrastare ed influenzare la politica mondiale al pari di chi è stato da sempre il detentore in regime di monopolio di tale prerogativa.

Ecco che allora tutto salta, l'attenzione da allora si sposta altrove e così il controllo diviene totale. Nessuno è più in grado di pensare alla propria crescita, i progetti vedono uno stop improvviso, da quel momento in poi la priorità diventa un'altra e gli USA ne governano ogni scelta, creando spaccature, ma soprattutto alterando la futuribile fase economica che da possibile pericolo affossa tutti gettando lo scompiglio nel quale oggi tutti si ritrovano.
Tocca a noi, dopo “tangentopoli” che sposta l'asse politico italiano a destra (è sempre stato il sogno americano) accade qualcosa di totalmente nuovo nel nostro paese abituato da sempre alle rassicuranti e quasi clericali politiche democristiane in grado di accontentare bene o male quasi tutti. Crollano le ideologie, sparisce tutto quasi per incanto, sembrano salvarsi i comunisti ma pian piano toccherà anche a loro svanire, dopo una serie di trasformazioni.

Cosa può accadere oggi? L'avvento di Obama potrebbe alterare i rapporti tra loro e noi, visto che non c'è più Bush e la sua politica. E così Cossiga e Bossi potrebbero aver ragione.
Se l'uomo “abbronzato” desidera altro per l' Italia, quali strumenti utilizzerà allora? Non siamo in America Latina quindi escludiamo un golpe militare, ma proviamo ad immaginare un “golpe democratico”, così come è stato in qualche modo tangentopoli (le improvvise dimissioni di Cossiga significano qualcosa? Se prima di dimettersi avesse dato il mandato di governo a Craxi sarebbe andata a finire cosi?).
Si discredita Berlusconi, gli attacchi si susseguono, egli non risponde nemmeno alla CEI. Domanda: potrebbe rispondere se le cose dette fossero vere? Difficile! Come per il passato si mettevano le bombe, come dice Bossi, per non far spostare l'asse italiano a sinistra oggi l'obiettivo è cacciare Berlusconi. Già, ma come?
Nel modo più indolore possibile agli occhi dell'opinione pubblica che tanto lo ama.
Due ipotesi: esasperiamo la sua posizione al punto da costringerlo alle dimissioni, se lo troviamo consenziente troviamo un accordo magari con una buonuscita che preveda un bonus per le vicende giudiziarie. L’altra alternativa non lascia scampo: non accetti le condizioni? E allora andiamo allo scontro ma bada bene che una colonia eri e una colonia sei. L'arma di Berlusconi rimane l'amicizia con Bush che appartiene come il padre alla più antica e potente loggia massonica del mondo (ne fece parte anche Leonardo da Vinci) della quale è bene non trascurare il potere trasversale che attraversa i continenti interi.

Rimane un punto, il più enigmatico, quando si pensa ad un “golpe” si deve programmare il ricambio, punto dolente in questo momento nel nostro Paese. Staranno attendendo il momento giusto per ricrearlo? Qualcosa, se non molto, già si sta muovendo.
Chi vivrà vedrà.
 
Tratto da www.vuotoaperdere.org (17 ottobre200)

Ho letto con molta attenzione il racconto che Francesco Fonti ha fatto al giornalista Riccardo Bocca. Nelle parole di Fonti riemergono molti nomi di un passato DC ancora vicino. Forse, però, all’ascolto di uno di quei nomi la maggior parte dei lettori si sarà detto “Cazora chi?”.
Penso sia opportuno raccontare il seguito, ciò che Fonti non poteva neanche immaginare.

Dunque. Questa volta a parlare è un pentito della 'ndrangheta, che non sarà probabilmente persona degna di stima ma sicuramente custode di segreti a noi del tutto sconosciuti fino a poco tempo fa. Sia nel caso delle navi, sia nel caso Moro sembra parlare con grande conoscenza e cognizione di causa. Io non posso essere certo sulla sua attendibilità ma visto che lo è stato, e con grande dovizia di particolari che poi hanno trovato riscontro, per quanto raccontato riguardo le navi dei veleni non posso negare che una certa tendenza a prenderlo sul serio forse non sia del tutto sconsiderata.

Attraverso i suoi racconti – a pochi forse interesserà, ma dal punto di vista politico ha grande rilevanza – Fonti riesce perfino a riabilitare la figura di Benigno Zaccagnini che dopo la morte di Aldo Moro si immolò a caprio espiatorio per tutta la D.C., visto che in qualità di Segretario del partito fu considerato il massimo responsabile per le sue mancanze e per la sua debolezza. Zaccagnini rimane comunque il primo e l'ultimo ad essere morto a seguito del rimorso che si portava dentro e che lo ha accompagnato gli ultimi anni della sua vita. Altri più longevi di lui, ancora vivi e vegeti; complice una stampa cialtrona, si lasciano andare quotidianamente ad interviste o dichiarazioni senza provare la benchè minima vergogna.

Per l'ennesima volta sento raccontare di mio padre, questa volta in modo quasi mirabolante, come chi voleva davvero salvare la vita di Moro era Benito Cazora. Peccato solo che a dirlo sia un pentito e non degli atti giudiziari…

Già, perchè come gli appassionati sanno, mio padre Benito non solo raccontava durante il rapimento Moro quanto facesse minuto per minuto, ma pur essendo stato ascoltato nel corso degli anni successivi da diversi magistrati essi hanno sempre ritenuto che non andasse preso in grande considerazione tanto da non essere mai citato come testimone in nessuno dei processi Moro. In seguito ci sono state diverse Commissioni Parlamentari, ma anche lì nulla. In fin dei conti perchè andare a svegliare il can che dorme? E' stato più semplice attendere la sua morte avvenuta nel 1999 a 65 anni.

É giunta l'ora però di raccontare una volta per tutte cosa è accaduto da quel lontano 1978 sino alla sua morte.

Benito Cazora era un politico in grande ascesa ma dopo essersi indebitamente occupato della salvezza di Aldo Moro ha dapprima ricevuto minacce di morte, seguite da continui pedinamenti ed appostamenti da parte delle Brigate Rosse. Ma a tutto non diede particolare peso in quanto “aveva fatto il callo” quando, in qualità di assessore al Comune di Roma, gli fu rubata l'auto e poi fatta rinvenire incendiata. E per ribadire la minaccia, nell’auto fu fatta rinvenire una lettera anonima che recitava “la prossima volta con te dentro”.

Cosa accomuna due fatti così diversi e lontani nel tempo? Che in entrambe le occasioni fu costretto a girare armato poiché nessuno pensò bene di fornirgli una scorta e naturalmente mio padre mai la chiese.

Torniamo alla politica e a quell'uomo in forte ascesa che nel 1979 è convinto di essere riconfermato alla Camera con molti più voti della volta precedente: ed invece si ritrova primo dei non eletti (al termine dei conteggi post-elettorali). Ma al momento della ratifica in Parlamento finisce addirittura al secondo posto (sempre tra i non eletti).
Fino a qui tutto apparentemente normale, si può sbagliare valutazione, l'elettorato può giocare brutti scherzi soprattutto quando ci sono da assegnare le preferenze. Ma per me che sono maligno qualcosa non quadra, il numero di lista di mio padre era il 17 e nei seggi succede di tutto: ci si accorda, questo a te l'altro a me. Se quel 17 lo leggiamo al momento dello spoglio come il numero 1 e il numero 7 tutto sarà diverso ed i voti di Cazora andranno rispettivamente ad Andreotti ed al suo braccio destro Evangelisti.

“Ce lo siamo tolto dalle scatole” avranno pensato coloro i quali non avevano di certo gradito quell'invasione di campo nel caso Moro, ma così non fu perchè Benito Cazora era testardo, tenace, appassionato.
Nel 1981 ricomincia da capo e si ripresenta al Comune e, puntualmente, verrà rieletto. Ma lì Cazora può anche restare, non da fastidio a nessuno. Quello che però torna da infastidire fu la sua rielezione nel 1983 alla Camera, del tutto inattesa per la classe politica.
Ricordiamo che dal dopoguerra in poi in ogni legislatura i ricorsi per le verifiche dei voti di preferenza sono stati una consuetudine, mai presa seriamente in considerazione dalla Giunta delle Elezioni che è l'organo preposto per le verifiche. Perchè ciò avveniva? Per accordi trasversali che volevano lasciar così le cose e non creare malumori di nessun tipo.

Nel 1983 accadde qualcosa di nuovo, di inedito, che in pochissimi ricorderanno.
Sulla base di ricorsi di alcuni esclusi, si comincia il riconteggio delle schede per il collegio del Lazio. Senza entrare in particolari di carattere tecnico la Giunta decide per la decadenza di Cazora dopo 2 anni dal suo insediamento, durante il quale era stato anche relatore di più leggi votate dal Parlamento. Da allora ad oggi non si è più verificato nulla di simile e così Cazora resterà nella storia d’Italia come l'unico parlamentare rimosso dalla sua carica.
Con tre piccole postille di cui valutare l'importanza e che sanno tanto di “accanimento”:
1. non era stato ritenuto ineleggibile come altri (rimasti) dalla magistratura,
2. il riconteggio delle schede fu solo parziale per cui non sapremo mai se i suoi voti fossero veramente minori rispetto ai ricorrenti
3. la Giunta ha agito andando oltre i tempi previsti dalla legge.

Nel corso del suo mandato parlamentare Benito Cazora fu relatore di un provvedimento che prevedeva il risanamento dei conti RAI allora in deficit per oltre 100 miliardi di lire, ma la sua spontaneità lo portò a commettere un imperdonabile errore: di fronte al consiglio di amministrazione RAI si “permise” di far presente che lo Stato non può ogni anno risanare i loro conti con cifre così alte e si spinse a suggerisce una più oculata gestione del bilancio. Questo mandò su tutte le furie Biagio Agnes, allora direttore generale che minacciò di fargliela pagare dicendo tutto a De Mita. Promessa che Agnes puntualmente mantenne.


Ciricaco De Mita e Biagio Agnes

Terminata suo malgrado l'esperienza parlamentare tornò al suo lavoro di dirigente d'azienda ma anche lì qualcosa non funzionò e dopo qualche tempo Agnes lasciòa la RAI per diventare Presidente dell' azienda presso cui mio padre lavorava…
Subito dopo, all'improvviso, sempre mio padre venne recluso nella sua stanza si vide revocato ogni incarico arrivando al paradosso di essere pagato per non far nulla! Dopo alcuni mesi di tortura psicologica fu costretto ad accettare il prepensionamento.

Da allora non narro quante volte mi sia imbattuto in singolari situazioni che tuttora proseguono. A 47 anni mi ritrovo senza lavoro e senza un soldo poiché forse mio padre è stato l'unico politico “ingenuo” che non ha lasciato nulla alla famiglia, neanche una sistemazione per i figli. Sfido chiunque a trovare figli di parlamentari nelle stesse condizioni. Una volta un lavoro l'avevo ma il cognome non era quello giusto e così fui licenziato, vinsi la causa ma non servì a nulla perché non fui riassunto.

Questo lungo racconto ha lo scopo di portare ad una riflessione. Tutto questo strano accanimento che dal 1978 in poi ha scientificamente portato alla morte politica di Cazora ed è poi passato senza ritegno anche alla mia persona, può avere un nesso con quanto fatto per il caso Moro?

Non è singolare che un pentito dell' 'ndrangheta (la mafia più vicina ai Servizi) racconti che Cazora fu l'unico a volere la salvezza di Moro? Altri come Signorile hanno tentato qualche iniziativa con fonti più dirette (vedi Pace e Piperno), ma solo Cazora ha dovuto lottare da solo contro tutti fino all'ultimo contro decisioni già prese sfidando “i potenti”. Due giorni prima della morte di Moro ne preannunciò l’uccisione se non si interverrà. Ed aveva ragione.

Francesco Cossiga

Ma il saggio e maggior conoscitore italiano dello stato, Francesco Cossiga, lo invitò a non far nulla perchè egli aveva notizie opposte “fra 2 giorni Moro sarà liberato”. Chi mai toglierà il dubbio che quanto avvenuto e continua ad avvenire non sia un gesto di ritorsione? L'uccisione politica costa meno di quella fisica e non se accorge nessuno. Perchè ad oltre 30 anni da quel fatto ancora si continua con il figlio? A che punto arrivò mio padre per provocare tale reazione?
Perchè non fu mai sentito? Forse qualcuno temeva qualcosa?
Perchè nessuno capisce che forse cercare un nesso tra il 1978 ed oggi aiuterebbe a capire e forse a scoprire molte verità?
Perchè questo comportamento si protrae a me anche dopo 10 anni dalla morte di mio padre? Chi ancora oggi ha il potere e la voglia di far del male?

Ad altri l'ardua sentenza.

Una piccola postilla per raccontare un episodio di costume che la dice tutta su questo Paese. Ieri è morta la Sig.ra Angiolillo per i più ovviamente un cognome sconosciuto. A Roma la Sig.ra era considerata la regina dei salotti d'Italia e Bruno Vespa che col suo Porta a Porta è considerato la terza Camera diceva di considerare il salotto Angiolillo la prima Camera. Li si decidevano le sorti del nostro Paese, quasi fosse una loggia massonica di cui Gianni Letta era il Gran Maestro. Ebbene oggi la Camera ha tenuto un minuto di silenzio per la morte della Sig.ra come la commemorazione di un caduto di guerra. Che strano conclave il nostro Parlamento davvero capace di ogni malefatta, da destra a sinistra.
Che speranze possiamo nutrire noi poveri mortali quando ci troviamo di fronte a soggetti capaci di ogni più impensabile atto?
 
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